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In Evidenza

"Il Capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty"


Il libro di economia di cui tutti parlano.

Thomas Piketty è un importante economista francese della Paris School of Economics e il suo nuovo libro Capital in the Twenty-First Century (Il Capitale nel ventunesimo secolo, o nell’originale in francese Le capital au XXIe siècle), che offre una rigorosa analisi della natura della ricchezza accumulata, è in testa a molte classifiche di vendita. Il New York Times aveva descritto Piketty come un economista di sinistra ma moderno, che parla di disuguaglianza e si confronta apertamente con le teorie marxiste, senza però prendere derive anticapitaliste o contro la proprietà privata. Forse il successo di questo libro non dovrebbe sorprenderci. Piketty, un professore alla Paris School of Economics, è stato probabilmente il più influente teorico della disuguaglianza degli ultimi dieci o quindici anni. Dobbiamo ringraziare lui e i suoi colleghi Emmanuel Saez di Berkeley e Anthony Atkinson di Oxford per le ricerche cha hanno definito la nascita dell’idea dell’1 per cento, l’élite ricca in America e in Europa. Adesso, con questo libro, Piketty ha fornito ai liberal americani un quadro teorico coerente che giustifica il disagio che probabilmente già provavano nei confronti del divario della ricchezza. In tanti hanno già riassunto il contenuto del Capitale, ma ecco una breve ripassata. Se i precedenti lavori di Piketty si erano concentrati sul profitto – quello che lavoratori e investitori guadagnano – il nuovo libro si concentra sulla ricchezza: quello che possediamo. Usando dati che vanno indietro fino al XVIII secolo, Piketty ha argomentato che quando in un paese la crescita economica rallenta, il profitto generato dalla ricchezza, piuttosto che quello generato dal lavoro, cresce esponenzialmente e aumenta la disuguaglianza. Questo è perché la rendita prodotta dalla ricchezza accumulata ha un valore medio costante di circa il 5 per cento. Se la crescita economica scende sotto quel valore, i ricchi diventano più ricchi. Nel corso del tempo, poi, quelli che ereditano grandi fortune si costruiscono posizioni dominanti nelle relazioni economiche e l’unica cosa che possiamo fare per reagire a questa situazione è votare per delle politiche di redistribuzione. (Qui, infatti, è dove Piketty propone la sua idea di una tassa mondiale sulla ricchezza, anche se forse gli americani, per ora, sarebbero felici anche solo con un aumento delle tassazione sulla rendita finanziaria). Nella sua positiva recensione del Capitale sulla New York Review of Books, Paul Krugman, ha scritto che «Piketty ci offre una teoria unificata della diseguaglianza, che integra in un’unica cornice, crescita economica, distribuzione dei guadagni tra lavoro e ricchezza, e distribuzione della ricchezza e del guadagno tra individui. Questa è la ragione della grande attenzione generata dal libro. I conservatori hanno da sempre avuto una teoria piuttosto semplice e intuitiva per spiegare le loro scelte economiche: il libero mercato sistemerà tutto. Adesso i liberal, invece che parlare fumosamente della loro lotta per la classe media, hanno un appiglio per sostenere che stanno lottando contro l’altrimenti inevitabile ascesa dei nuovi Hilton. (estratto da Slate 2014).

 
  • 11-07-2014
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