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In Evidenza

"Il pregiudizio universale. Un catalogo d'autore e di pregiudizi e luoghi comuni"


Pregiudizi e luoghi comuni da rovesciare e smontare, da "le donne non sanno guidare" e "il jazz è complicato" a "gli immigrati ci rubano il lavoro", "con la cultura non si mangia"... Un catalogo d'autore che raccoglie firme prestigiose: Augias, Bauman, Carandini, Davigo, Elasti, Fresu, Lagioia, Lipperini, Roncaglia, Visco e tanti altri. Ecco l'introduzione di Giuseppe Antonelli che spiega il senso del libro. 

È nato prima il giudizio o il pregiudizio? La domanda non è banale perché il pregiudizio viene logicamente prima, ma storicamente dopo: è solo dalla fine del Seicento, infatti, che la parola ha assunto il significato con cui è usata in questo libro. Ed è grazie alle idee illuministe importate dalla Francia che nel corso del Settecento è diventata una parola chiave del dibattito intellettuale. Così, quello che in latino era un giudizio anticipato in senso giuridico e nell’italiano medievale era già diventato un danno, un inconveniente, uno svantaggio, passa a indicare un preconcetto, un «antigiudizio», una «opinione falsa che previene il maturo e retto giudizio, prodotta da cattiva educazione o da altro mezzo vizioso»
Ma perché ci si affida ai pregiudizi? Perché si fa prima, appunto. Perché i pregiudizi non pongono domande e non chiedono verifiche. Sono lì, belli e pronti, adatti a qualunque uso: sono idee preconfezionate. Le abbiamo ricevute, di solito dalla tradizione,  e ce ne serviamo per fare più in fretta. Sono giudizi sedimentati nel tempo, diffusi attraverso il passaparola, trasmessi di generazione in generazione, vengono da quegli antichi, che "mangiavano le bucce e buttavano i fichi". È da lì che arriva gran parte dei pregiudizi: da quel sapere elementare che spesso ritroviamo nella presunta saggezza dei proverbi. Un sapere che può permettersi il lusso di dire tutto e il contrario di tutto”.

 
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