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In Evidenza

"Sottomissione di Michel Houellebecq"


La trama è, oramai, nota. Dopo la vittoria alle elezioni democratiche del 2022 da parte del partito mussulmano, ciò che resta della Francia illuminista e libertaria scivola supinamente verso l’islamizzazione. Il narratore, un professore universitario quarantenne specialista di Huysmans, dopo un primo, pigro, opportunistico rigetto dell’università islamizzata, segue il destino del suo scrittore prediletto e si converte, sempre per calcolo opportunistico, all’Islam. Sottomissione è un romanzo sulla conversione, non della conversione. Scrivendolo, il romanziere Michel Houellebecq non fa atto di sottomissione, non rinnega il proprio nichilismo. Al contrario: lo rivendica fino all’ultimo respiro, perfino ora che si è spinto oltre le linee nemiche. Sottomissione, infatti, è una satira. Non rinuncia Houellebecq al ridicolo nella descrizione di fatti e persone, non abdica alla denuncia corrosiva, alla ricerca del paradossale e dello straniamento surreale che genera spunti di riflessione morale, non abbandona l’ironia e il sarcasmo che minano ogni autorità superiore, non cessa di oscillare tra sacro e profano. In una parola, Houellebecq rimane fedele a se stesso, a noi stessi che siamo lo spirito del nichilismo. Nichilismo qui non significa svalutazione di tutti i valori, significa accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi. Difendere i nostri valori – frase ricorrente in questi giorni tragici – non significa ritorno al Cristianesimo premoderno, la cui scomparsa avrebbe iniziato l’agonia dell’Europa, secondo Michel Onfray. Come ci spiegò Nietzsche, citato da Houellebecq, la luminosa idea della divinità di Cristo, cioè dell’umanità di Dio, è all’origine dell’umanesimo europeo che si prolunga nel nostro nichilismo. E allora, difendere i nostri valori significa difendere il nostro diritto alla malinconia in un mondo disertato da Dio, il nostro diritto alla gioia orgiastica del sesso, difendere le minigonne delle giovani boeme che a Praga nel ’68 seducevano alla vita i carristi sovietici inviati da Stalin, il diritto delle nostre donne a livellare la differenza tra i sessi anche a costo di sfaldare le nostre famiglie, a mettere al mondo i nostri figli, quando ci riesce, e a educarli senza nessun riparo consolatorio offerto da una qualche trascendenza, il diritto alla risata puerile e minchiona dei vignettisti, il diritto di scrittori come Michel Houellebecq a scrivere frasi scandalose, elegantissime e triviali.

 
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